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Cinema

A Quiet Place – Giorno 1 Recensione: il prequel che non ti aspetti

today1 Luglio 2024 16

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Non era per niente facile trovare il proprio posto dentro quello che è ormai, a tutti gli effetti, un franchise. Soprattutto quando quel posto è fissato dai binari del prequel, che ti danno spazio di manovra fino a un certo punto e non ti permettono di inventare troppo. Eppure Michael Sarnoski ci è riuscito con A Quiet Place – Giorno 1, davvero un prequel che non ti aspetti, per come si avvicina alla saga creata e lanciata da John Krasinski, restando dentro i suoi stilemi ma piantando i semi del proprio cinema ancora giovanissimo, ma che riesce già ad avere un’identità ben definita. Con un film, nelle nostre sale dal 27 giugno, che riavvolge il tempo e cambia lo spazio dei primi due capitoli, portandoci a New York durante l’inizio dell’invasione aliena che ha cambiato per sempre il mondo. Qua intanto ecco tutto quello che dovete sapere su A Quiet Place – Giorno 1.

A Quiet Place – Giorno 1 e il lutto

A Quiet Place – Giorno 1 aveva tutte le carte in regola per essere un prequel qualunque, un’aggiunta al franchise che espandeva tra l’altro un elemento già visto all’inizio del secondo capitolo (l’arrivo degli alieni sulla Terra) diventando quindi un pop-corn movie con venature horror di facile lettura e assorbimento, magari con due ore e mezza di alieni che massacrano esseri umani, infarcito di elementi da sfruttare poi per il futuro della saga.

Invece Michael Sarnoski, regista e sceneggiatore che prende il posto di John Krasinski, sceglie la strada “piccola” già tracciata da A Quiet Place per raccontare l’elemento più grande possibile, cioè New York invasa dagli alieni. Lo fa mettendo subito il focus sul trauma e su una elaborazione del lutto immediata, che non lascia spazio a fasi e livelli, riportando gli echi dell’11 Settembre che ancora avviluppano la città dentro una polvere sottile che non si è mai davvero posata. E infatti è il personaggio interpretato da Lupita Nyong’o, Sam, che viene investito e sporcato dal trauma, proprio come le è già successo, essendo lei malata terminale di cancro. A Quiet Place – Giorno 1 sceglie quindi fin da subito il suo tema, inserendolo dentro l’invasione senza però perdere mai la bussola.

Il Quiet Place di Michael Sarnoski

Dopo aver visto A Quiet Place – Giorno 1 si capisce perché la scelta di Michael Sarnoski non è stata casuale, anzi. Era forse più facile optare per un filmmaker “mestierante” che portasse a casa il risultato con poco sforzo, magari mettendosi al servizio del pubblico.

Invece Sarnoski riprende praticamente tutti i temi del suo splendido film d’esordio (qua la nostra recensione di Pig, che vi consigliamo caldamente di recuperare su Prime Video) e riesce a inserirli in un franchise fantascientifico. Parte dall’elaborazione del lutto e da una persona, Sam, che non ha più afflati vitali, la cui scintilla si riaccende proprio in una tragedia che va oltre l’umana comprensione. Accanto a lei l’Eric di un Joseph Quinn che sta mettendo in evidenza tutte le sue sfaccettature, per un attore che ha davvero una carriera brillante di fronte a sé. Sam è disillusa ma vuole mangiare l’ultimo pezzo della sua pizza preferita prima di morire. Eric è sperduto e si appiglia a lei, perché non sa cos’altro fare. E proprio come in Pig, due profonde solitudini si mescolano cercando la felicità delle piccole cose, persino mentre il mondo sta finendo, mondo che può essere effettivo come in A Quiet Place – Giorno 1 o il singolo universo privato di ogni persona. Ecco, Michael Sarnoski sa lavorare benissimo con le persone, stringendo la macchina da presa sui loro volti, per poi allargarla sugli oggetti che compongono l’ambiente, capaci di accendersi quando serve grazie all’occhio di un regista che ha tutte le carte in regola per diventare un autore.

A Quiet Place – Giorno 1 usa quindi l’invasione aliena come metafora del ritrovarsi, senza lesinare sulla parte orrorifica e tensiva, ma giocando con le aspettative del suo stesso pubblico, proprio come già faceva Pig, per raccontare il piccolo di una fetta di pizza dentro il gigante del mondo che finisce. E anche se a volte ci sembra di camminare sulla Terra senza fare rumore, come un gatto quasi apatico di fronte a quello che sta accadendo, dobbiamo soltanto ricordarci che possiamo goderci le piccole e impensabili cose, come una musica liberatoria di fronte all’apocalisse.



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Scritto da: redazione

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