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Ambiente

Il miele a basso prezzo straniero alla conquista dell’Italia

today4 Marzo 2024 1

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Il mercato italiano del miele cresce, ma la quota di prodotto straniero a basso prezzo affossa gli apicoltori nazionali. Secondo i dati della Coldiretti, nel 2023 sono arrivati nel nostro Paese oltre 25 milioni di chili di miele straniero, a fronte di una produzione nazionale stimata in 22 milioni di chili, che l’anno scorso ha risentito pesantemente degli effetti del cambiamento climatico. E mentre in Italia aumentano i costi di produzione necessari per fronteggiare maltempo e siccità, il miele proveniente dai Paesi extra-Ue spesso entra nel nostro Paese a un prezzo stracciato. Quello cinese, sostiene la Coldiretti, addirittura poco sopra l’euro al chilogrammo.

I numeri

Secondo Unionfood,in Italia il fatturato relativo all’industria dei confezionatori di miele è di 205 milioni di euro ed è aumentato dell’8% rispetto al 2023. In questo valore rientra sia il miele confezionato per il consumatore finale, che rappresenta la parte preponderante del mercato, sia quello destinato alle industrie alimentare, cosmetica e farmaceutica che lo utilizzano come ingrediente, la cui quota è di circa il 20%. Gli industriali del settore sostengono che, nonostante le anomalie climatiche che incidono sulla produttività del nettare del fiore e quindi sulla conseguente produzione di miele, particolari criticità di materia prima in Italia non ce ne sono. Le scorte, insomma, non mancherebbero.

La concorrenza

Secondo la Coldiretti, molto miele è di provenienza estera, e il prezzo medio del prodotto importato dai Paesi extra Ue – dai quali arriva circa un quarto del totale importato – è di soli 2,14 euro al chilo. Un dumping difficile da sostenere per i 75mila apicoltori nazionali, con 1,6 milioni di alveari già alle prese con l’aumento dei costi di produzione in un’annata resa difficile dai cambiamenti climatici. Ai danni causati dal maltempo si sono aggiunti quelli della siccità, che ha penalizzato le fioriture, e del caldo anomalo di questo inverno, con le api ingannate e spinte ad uscire dagli alveari senza però trovare i fiori. «Occorre anche che in Europa venga introdotto il principio di reciprocità – sostiene la presidente dell’Associazione apicoltori della Coldiretti, Veronica Barbati – affinché tutto il miele che entra nel nostro Paese rispetti le stesse regole in materia di sicurezza alimentare, qualità e rispetto dell’ambiente e dei diritti dei lavoratori che vigono in Italia». Secondo un’indagine del Crea, infatti, per produrre un chilo di miele in Italia ci vogliono almeno 4,1 euro.

Nell’ambito della cosiddetta Direttiva Colazione l’Unione europea sta lavorando affinchè, sulle etichette dei vasetti di miele, i Paesi di origine della materia prima vengano indicati in ordine decrescente, in base al peso. Nel nostro Paese, la legislazione nazionale impone già dal 2008 l’obbligo ai confezionatori di esplicitare in etichetta l’origine della materia prima, attraverso l’indicazione dei singoli Paesi di raccolta del miele. In Italia si consuma circa mezzo chilo di miele a testa all’anno, sotto la media europea che è di 600 grammi ma un terzo rispetto alla Germania, secondo il Centro Studi Divulga.

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L’Italia può contare su più di 60 varietà di miele, mentre nel mondo se ne contano oltre 300 tipi diversi. Differiscono per colore, aroma e sapore a seconda della fonte vegetale in cui le api raccolgono il nettare. Il principale produttore mondiale è l’Argentina, ma anche i Paesi dell’Est Europa – Romania e ungheria soprattutto – sono tra i grandi player. Il miele più caro? Quello di trifoglio canadese.



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Scritto da: redazione

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