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Spettacoli

Perché Ghali e Fazio non vogliono parlare di “genocidio”

today19 Febbraio 2024 1

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«Stop a tutte le guerre, stop ai respingimenti, stop alle ingiustizie”. E stop pure alla parola “genocidio”. Ci si aspettava, dopo una settimana di polemiche incandescenti, che Ghali seduto al tavolo di “Che tempo che fa” spiegasse perché avesse esclamato “Stop al genocidio” sul palco di Sanremo. Ma niente, si è limitato a parlare genericamente di guerra, di pace, di persone che stanno male in una stanza. E pure Fabio Fazio, al solito restio a fare domande scottanti o che mettano in imbarazzo il suo ospite, si è ben guardato dal pronunciare quella parola. E così l’attesa prima uscita pubblica del rapper dopo che la sua frase ha provocato la reazione dell’ambasciatore israeliano in Italia, a cui è seguita la reazione dell’ad della Rai Roberto Sergio con tutta la marea di insulti piovuti su Mara Venier che ha dovuto leggere un comunicato dell’ad medesimo al termine di “Domenica In”, si è risolto in un banale temino da scuola elementare sulla pace ad opera del “maestrino” Fabio Fazio.

Ma Ghali al Festival ha detto “Stop al genocidio” e non “Stop alla guerra”. Invece di riflettere su cosa significhi la parola “genocidio” – che è termine ben più preciso di guerra e significa sterminio di un popolo – e se questa si possa applicare o meno alla strage in corso contro i palestinesi e invece di chieder conto a Ghali di cosa abbiano provocato le sue parole, Fazio ha domandato al rapper perché mai oggi è così difficile esprimersi a favore della pace, spostando il discorso in un campo meno minato. Tra l’altro mettendo lui in bocca le parole al cantante che al Festival ha portato il brano “Casa mia”.

Come fa la richiesta di pace a diventare una frase divisiva – esordisce Fazio -. E’ un fatto del tutto inedito, improvvisamente si è trasformata in una mozione contro qualcuno: la pace è per tutti, non contro qualcuno”.

Ghali annuisce: «È strano ritrovarsi in un mondo così. Ci hanno insegnato per tutta la vita le cose in un modo e a un certo punto ci dicono che non si possono più dire. Io l’ho sempre fatto di spendermi per la pace». Insomma facendo passare Ghali per un eroe censurato, invece che per un ragazzo quantomeno avventato. Che sia stata concordata tra i due la scelta di non pronunciare quella parola per disinnescare il clima incandescente, che sia stata una decisione del rapper volta a non suscitare nuove polemiche o magari frutto di una riflessione dopo una settimana passata a leggere commenti negativi, sta di fatto che non è stato affrontato il nocciolo vero della questione.

E che Ghali ne ha parlato in maniera più diretta e chiara a “Domenica In”. Aveva scritto su X l’ambasciatore israeliano in Italia Alon Bar: “Ritengo vergognoso che il palco del Festival sia stato sfruttato per diffondere odio e provocazioni in modo superficiale e irresponsabile». Nel corso della trasmissione della Venier, interrogato sulla vicenda da un giornalista, il cantante aveva risposto: «Il fatto che l’ambasciatore parli così non va bene, continua la politica del terrore, la gente ha paura di dire stop alla guerra, stop al genocidio, stiamo vivendo un momento in cui le persone sentono che vanno a perdere qualcosa se dicono viva la pace. Ci sono dei bambini di mezzo: quei bambini che stanno morendo. Chissà quante star, quanti dottori, insegnanti, quanti geni, ci sono lì in mezzo». Insomma, forse era meglio che da Fazio andasse ospite la vincitrice di Sanremo, così almeno si parlava della noia invece che di temi scottanti.





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Scritto da: redazione

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