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Keith Richards, 80 anni come Rolling Stone: beviamo all’uomo che fregò la morte

today18 Dicembre 2023 3

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È il compleanno più «sbagliato» dell’intera storia del rock. Anche Keith Richards, chitarra ritmica e animaccia creativa dei Rolling Stones, nume tutelare assoluto della rock and roll way of life, compie 80 anni. Lo sanno tutti, eppure si tratta di una notizia stratosferica perché nessuno come «Keef», negli ultimo 60 anni di storia del rock, era dato in predicato di andarsene, quasi fosse capitano non giocatore del Club 27. Chi lo intervistava, negli anni Settanta, non poteva fare a meno di farglielo notare e lui rispondeva alla sua maniera, sghignazzate e mai fino in fondo serio.

Keith Richards ai tempi dell’esilio francese dei Rolling Stones (Epa)

Who the fuck is Mich Jagger?

Proprio come quando a proposito di Mick Jagger, suo eterno partner, disse: «È davvero poco dotato, non solo come cantante». O quando, a proposito dell’eroina, sottolineò: «Non mi faccio da trent’anni. Del resto non ne sono mai stato ingordo». E ancora quando nella sua autobiografia Life rivelò: «Sì, è vero: sniffai le ceneri di mio padre». È sempre stato così dal 1964, anno dell’esordio discografico della band britannica: quando Keith parla, tutti zitti ad ascoltare. Per capirci: ai tempi del tour americano del ’75, il Nostro sfoggiava sul palco una t-shirt recante la beffarda scritta «Who the fuck is Mick Jagger?». Quanti chitarristi, tra quelli più carismatici, oggi oserebbero tanta irriverenza nei confronti del frontman della propria band? Negli anni Novanta, in piena era rave-party, a un giornalista che lo interrogava sugli effetti dell’ecstasy non esitava a rispondere: «Non so cosa sia di preciso, ma devo averlo inventato io venti anni fa, quando mescolavo roba di ogni genere». Poi ci fu la famosa volta in cui riportò gravi danni alla scatola cranica e quasi ci rimetteva le penne nel tentativo di cogliere una noce di cocco da una palma (sic!).

Il fascino indiscreto del co-leader

Ma cosa ha trasformato un chitarrista dalla tecnica elementare quanto efficace in un’icona immortale del pantheon rock? Il talento compositivo e le leggende sulla sua sregolata esistenza hanno sicuramente offerto un contributo importante, ma guai a dimenticare quello che potremmo definire il fascino indiscreto (e malefico) del co-leader. Proprio con Richards, infatti, un nuovo ruolo fa il suo debutto ufficiale dell’immaginario della musica popolare per eccellenza: non c’è più soltanto il cantante che arringa le folle come un predicatore e introduce a chiacchiere i brani che la band eseguirà, ma accanto a lui si impone chi a casa compone le melodie e sul palco fa da spina dorsale alla performance, a colpi di riff.

La leggenda di «You got the silver»

E, quando capita, ruba pure il microfono al frontman in barba a doti canore non sempre eccelse. E così se da giovanissimo Keith si cimentava in un improbabile falsetto per Time is on my side già più maturo sbiascicava il bridge di Something happened to me yesterday. La grande occasione, tuttavia, arriva con l’album Let it bleed: per una fatalità si cancella il nastro con la traccia della voce di You got the silver. Jagger è lontano, sul set del film Performance di Ned Kelly, ergo non può metterci mano. La Decca fa pressioni sui tempi di consegna e allora tocca a Richards l’ingrato compito di tappare la falla. E se la cava alla grande, con il talento interpretativo che supplisce eccezionalmente ai limiti di un’intonazione non proprio da conservatorio. Memorabile almeno quanto la sequenza di Zabriskie Point di Michelangelo Antonioni cui il brano fa da colonna sonora. Da quel preciso momento, l’amico-nemico Jagger dovrà puntualmente pagare tributo al sodale: sarà di fatto obbligato a cedere almeno una traccia per album e a concerto alla voce di Keith.

Per 10 anni nella top 10 delle rockstar prossime a morire

Proprio a seguito di Richards si afferma una luminosa generazione di co-leader: dal pirotecnico Pete Townshend, epicentro degli Who più del cantante Roger Daltrey, all’estroso Jimmy Page che ruba la scena a Robert Plant nelle incendiarie sortite hard rock dei Led Zeppelin, da Joe Perry che nei primi Aerosmith conta almeno quanto Steven Tyler ad Angus Young, vero leader degli australiani Ac/Dc nonostante non tocchino a lui gli uffici del vocalist. Fino ad arrivare al delay di The Edge negli U2 e alle sbornie di Slash, braccio armato (di Les Paul) dei Guns n’ Roses. Perché in una rock and roll band deve esserci, evidentemente, un frontman ma può esserci chi la sa più lunga di lui. Uno che, proprio come Keith, al momento giusto sia pronto a dichiarare: «Sono stato per dieci anni al numero uno della Lista delle persone prossime a morire. Insomma, ero molto dispiaciuto quando ne sono uscito».



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Scritto da: redazione

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