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Cinema

I 5 film più brutti (si fa per dire…) di Martin Scorsese

today28 Settembre 2023 6

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Dopo i 5 migliori film di Martin Scorsese secondo il nostro Ivan Marra, al sottoscritto tocca l’ingrato compito di stilare una mini-classifica dei 5 peggiori film di Martin Scorsese.

‘Peggiori’ per modo di dire, chiaramente: chiamiamoli meno riusciti?, chiamiamoli minori? Oppure sottovalutati?, o meno conosciuti? O, forse, i più dimenticati e dimenticabili, quelli che hanno lasciato un impatto inferiore nella storia del cinema rispetto ad altri capolavori del maestro newyorkese. Proviamo a individuarli:

  • Alice non abita più qui: dramedy on the road movie del 1974 e quarto film della carriera di Scorsese, arrivato dopo il successo del primo capolavoro Mean Streets. L’on the road fu un genere a dir poco inflazionato durante la New Hollywood, ma oggi al posto di Alice non abita più qui vengono ricordati molto più facilmente titoli come Easy Rider, 5 pezzi facili, Non torno a casa stasera e La rabbia giovane, nonostante l’interpretazione di Ellen Burstyn fu premiata con l’Oscar per la miglior attrice protagonista.
  • Cape Fear: un thriller da home-vision remake de Il promontorio della paura del 1962, con un Robert De Niro mattatore nei panni di un criminale psicopatico che inizia a tormentare la famiglia protagonista al centro della storia. Con qualche richiamo ai colori tipici degli horror Hammer, è magistrale nella costruzione della tensione e inserito in un’altra filmografia sarebbe il miglior film di molti altri registi…ma chi lo consiglierebbe tra i migliori lavori di Scorsese?
  • Shutter Island: recentemente lo stesso Martin Scorsese ha dichiarato di essersi pentito di aver fatto Shutter Island, quindi intercettiamo al volo le sue parole e ci ha risparmiamo l’immensa fatica di questa infame graduatoria.
  • America 1929: altro on the road, ambientato nella grande depressione e più legato al mondo criminale, con addirittura qualche tocco di noir, e fintamente basato sulla storia vera di Bertha Thompson, in realtà il personaggio immaginario protagonista del romanzo pseudo-autobiografico ‘Sister of the Road’, scritto da Ben L. Reitman. È il secondo film della carriera di Martin Scorsese, dopo l’esordio del 1967 di Chi sta bussando alla mia porta?, e mostra ancora quel regista un po’ acerbo che scomparirà all’improvviso con il successivo Mean Streets.
  • The Irishman: esiste una piccola minoranza che non è rimasta affatto impressionata dal kolossal di Netflix con Robert De Niro e Al Pacino, infiacchito da una CGI per il de-aging a dir poco altalenante (che ha sottratto il budget ad altri settori del film che forse ne avrebbero giovato di più) e da una narrazione marcatamente televisiva. Ne avevamo parlato nel nostro speciale su The Irishman di Martin Scorsese, cliccate sul link evidenziato per saperne di più.

NOTA: per farsi perdonare, l’autore di questo articolo vorrebbe sbandierare i suoi Martin Scorsese preferiti – Casino, Taxi Driver, Gangs of New York, Il colore dei soldi, Fuori orario.



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Scritto da: redazione

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