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Cinema

un film Netflix inconsistente, ma che conquista

today1 Agosto 2023 1

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In un prossimo futuro è possibile vivere per sempre grazie a una rivoluzionaria tecnologia che permette la compravendita di anni, pagati a caro prezzo da ricchi compratori a donatori che per un motivo o per l’altro necessitano di denaro, anche a costo del proprio tempo su questa terra. La compagnia AEON, detentrice di tale invenzione, ha sviluppato un business ormai ben avviato e assai redditizio, sfruttante l’abilità dei suoi affabili dipendenti, sempre pronti a convincere i venditori, perlopiù appartenenti alle classi più povere.

In Paradise il giovane Max è uno dei migliori a prestare le proprie abilità alla compagnia, tale da aver ricevuto anche un recente premio per il numero di contratti ottenuti. Sposato con Elena, deve fare i conti con un evento imprevisto quando l’appartamento di loro proprietà prende fuoco e per rimborsare il debito la legge è chiara: Elena aveva stretto un accordo con un’agenzia di assicurazioni e ora dovrà mettere sul piatto della bilancia ben trentotto anni della sua vita. Quando ogni ricorso è reso vano, Max si troverà a prendere una drastica decisione pur di far ringiovanire l’amata, con la loro storia che si intreccia a quella di un movimento ribelle, chiamato ADAM, che da tempo lotta contro quel sistema malato, che ha sempre più aumentando il divario tra le varie fasce della popolazione.

Paradise: ricchi e poveri

Un classico futuro distopico dove come spesso accade, a specchio esasperato della società contemporanea, il mondo – in questo caso idealizzato dalla Germania – è dominato da un’élite che non si fa scrupoli nell’avvantaggiarsi a discapito dei più deboli. E come altrettanto di sovente ecco un gruppo di ribelli che combattono lo status quo, nella ricerca di un domani più giusto ed equo per tutti.

Nel mezzo di questa eterna battaglia tra il Bene e il Male, pur qui avallata da sfumature più o meno evidenti, si innesta la vicenda privata di una coppia felice che da un giorno all’altro si ritrova catapultata in un incubo: una situazione paradossale giacché proprio Max lavorava per la compagnia che ha portato alla disparità dominante.
Il passare dalle stelle alle stalle in un battito di ciglia, con quel fuoco che brucia non soltanto le mobilia dell’appartamento ma anche mesi, anni, quelli che ora Elena dovrà risarcire per via di una firma di troppo, messa forse con eccessiva leggerezza pur di garantirsi un presente radioso. E non è un caso che l’evoluzione dei personaggi principali segua proprio questa logica, con una sorta di rimpallo di personalità che porta prima uno e poi l’altro a prendere decisioni sempre più ambigue e destabilizzanti, in quel crescendo tensivo che d’altronde caratterizza l’intero film dopo la prima mezzora.

Ambizioni e dati di fatto

Produzione tedesca arrivata come original nel catalogo Netflix, dove sin da subito ha scalato le classifiche dei titoli più visti, Paradise vede alternarsi dietro la macchina da presa ben tre registi, ovvero Boris Kunz, Tomas Jonsgarden e Indre Juskute – gli ultimi due al loro esordio assoluto in un lungometraggio.Sin dal prologo con lo spot pubblicitario della compagnia, nemesi satanassica del racconto, la sceneggiatura cerca di costruire un discreto background a questo mondo che – speriamo non – sarà, ma a tratti sembra che il tutto resti fin troppo in superficie e che diversi passaggi avrebbero meritato un maggior approfondimento, forse con un minutaggio più ampio a disposizione (le due ore a disposizione appaiono ridotte per il materiale da raccontare e la relativa crescita dei personaggi) o con l’allungamento in una miniserie a tema.
Per quanto godibile, a Paradise manca infatti quell’ampio respiro da produzione cinematografica a tema, con gli spunti a tratti convincenti non sempre supportati da una messa in scena adeguata.

Inserito in quel filone di fantascienza umanistica che proprio su Netflix ha visto uscire pellicole da riscoprire – recuperate a tal proposito la nostra recensione di Advantageous (2015) – il racconto non regge il confronto con modelli ben più ispirati, anche se offre suggestioni particolari nella gestione complessa e ambivalente del tram tram coniugale, messo a dura prova da uno shock imprevisto. Quando infatti le vittime decidono di passare al contrattacco rischiando di divenire a loro volta potenziali carnefici, con la moralità che si tinge di domande esistenziali e che spinge il pubblico stesso a identificarsi nelle scelte da prendere, spingendo all’estremo la concezione etica dell’Io, Paradise trova i suoi momenti migliori, salvo poi ricadere in alcune ingenuità relative all’effettiva risoluzione degli eventi, tanto che l’epilogo appare parzialmente posticcio e improbabile, aprente forse le porte a un potenziale sequel – pratica assai comune oggigiorno, e di certo non positiva per la naturalezza delle narrazioni.

Le banali frecciatine al capitalismo che spuntano qua e là, rappresentate dalle storture di un mondo alla rovescia – da bambine che fumano in quanto donne adulte tornate allo stato infantile per proprio scelta e dichiarazioni illusorie su quanto sarebbe migliore l’umanità intera se grandi artisti del passato avessero potuto superare il secolo o più – vanno di pari passi con la presunta esaltazione di un movimento ribelle che risponde con la stessa moneta, uccidendo senza pietà chi ritiene giustamente o meno colpevole di derubare la giovinezza altrui.

Il cast è eterogeneo al punto giusto e si è scelto saggiamente di usare due attrici per interpretare Elena da giovane e da anziana, senza ricorrere a un invecchiamento tramite make-up che avrebbe potuto risultare parecchio ridondante nell’interazione tra i due personaggi principali. L’ambientazione tra Berlino e l’Est Europa è a suo modo discretamente efficace nel caratterizzare questa distopia prossima a crollare sotto il peso dei propri sbagli, in una definitiva presa di coscienza pronta a sovvertire le regole ormai prestabilite, alla riscoperta del tempo perduto. Per altri film disponibili sulla piattaforma di streaming, leggete la nostra rubrica sulle uscite Netflix di agosto .



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Scritto da: redazione

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