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Aziende e gestione dei dati, solo il 15% è a prova di futuro

today1 Aprile 2023 6

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Solo una minoranza (15%) delle aziende soddisfa attualmente i criteri per essere definite “Data Leader”. Il dato emerge da un report commissionato da Lenovo, ‘Data for Humanity’, realizzato attraverso interviste a executive di aziende con un fatturato pari o superiore a 500 milioni di dollari presenti in cinque paesi diversi, che ha analizzato come le più grandi imprese globali valorizzino i dati e quali siano le opportunità di utilizzarli per raggiungere i propri obiettivi e ottenere benefici in un contesto di mercato estremamente competitivo. I Data Leader sono un gruppo d’élite di aziende che hanno messo in atto strategie di successo basate su tre pilastri fondamentali: Data Management, Data Analytics e Data Security, che consentono un utilizzo più efficace dei dati in tutte le funzioni aziendali. Queste imprese incentrate sui dati hanno conseguentemente riscontrato numerosi di vantaggi e negli ultimi 12 mesi hanno aumentato con successo i ricavi (78%) e migliorato la soddisfazione dei clienti (70%). I Data Leader hanno anche molte meno probabilità di subire gli effetti di una scarsa produttività dei dipendenti (13%) e di una riduzione del tasso di innovazione (10%).

Nonostante solo una minoranza rientri nella categoria dei Data Leader, Data Management, Data Analytics e Data Security occupano un posto di rilievo nei piani futuri di tutte le aziende. I leader aziendali dichiarano che nei prossimi cinque anni investiranno soprattutto in: strumenti di sicurezza informatica (59%), strumenti di intelligenza artificiale (58%), strumenti di analisi dei dati (57%), archiviazione dei dati (55%). Altri aspetti considerati fondamentali per la valorizzazione dei dati sono la maggiore automazione nella gestione e/o nell’analisi (89%) e il miglioramento dell’uso di diverse tipologie di dati, come quelli esterni e non strutturati (88%). Le aziende coinvolte nella ricerca stanno ottenendo buone performance in alcune aree specifiche. La maggior parte dei dirigenti intervistati ritiene che la propria soluzione per i dati sia scalabile (58%), altamente automatizzata (57%) e semplice da usare per i dipendenti (55%). Molti ritengono inoltre che gli strumenti e le tecnologie attualmente disponibili migliorino la visibilità, contribuendo a fornire una visione unica di tutti i dati dell’azienda (54%) e riuscendo ad archiviarne la maggior parte nel cloud (52%).

Tuttavia, solo la metà (52%) dei manager è soddisfatta della propria piattaforma dati esistente e circa un quarto (23%) ritiene di essere in ritardo rispetto alla concorrenza in questo ambito. La sicurezza e le competenze sono entrambe citate come aree chiave che frenano le aziende, oltre alle difficoltà di comunicazione interna e di integrazione dei dati. Oltre la metà (56%) ha difficoltà ad accedere ai propri dati da qualsiasi luogo, un fattore sempre più importante nell’era del lavoro ibrido.

“I tre data pillar giocano un ruolo di primo piano nei futuri investimenti IT, ed è solo questione di tempo prima di vedere un numero sempre maggiore di aziende diventare Data Leader attraverso l’utilizzo di nuovi strumenti e soluzioni”, commenta Giovanni Di Filippo, EMEA President, Lenovo Infrastructure Solutions Group. “Ogni azienda si trova in una fase diversa del proprio “viaggio nei dati”: alcune hanno appena iniziato, mentre altre si trovano in una fase più avanzata del percorso. La nostra ricerca suggerisce che lo stesso vale per la gestione dei dati e gli analytics: le aziende hanno gettato le basi archiviando la maggior parte dei propri dati nel cloud e implementando soluzioni che offrono scalabilità, semplicità e visibilità. Ma c’è spazio per andare molto oltre, soprattutto quando si tratta di rendere i dati più accessibili e di renderli più fruibili per informare o prendere decisioni di business. Per raggiungere questo obiettivo, le aziende hanno bisogno del supporto dei provider di tecnologia, mentre i partner devono collaborare per realizzare le soluzioni più efficaci”.

La quasi totalità (91%) degli executive coinvolti nel sondaggio afferma che il miglioramento delle soluzioni di cybersecurity sarà importante o essenziale per consentire alla propria azienda di sbloccare il valore dei dati. Tuttavia, se la maggioranza (57%) ha la certezza che i propri dati siano protetti, una percentuale significativa (43%) non si sente sicura. Inoltre, quando si tratta di condividere i dati con partner e organizzazioni esterne per scopi quali il sostegno a iniziative ambientali e sanitarie, il miglioramento dell’istruzione o l’incoraggiamento dell’innovazione, la sicurezza risulta essere un fattore chiave che frena le aziende. I problemi di sicurezza sono citati come il principale ostacolo alla condivisione dei dati (89%), prima dei sistemi legacy e dell’arretratezza tecnologica (88%), dei costi (87%) e delle preoccupazioni relative alla competitività (86%). Molti (84%) ritengono che la mancanza di dati utilizzabili sia un ostacolo. Quasi un terzo (31%) ammette di aver subito rischi informatici come conseguenza della mancata evoluzione della propria capacità di gestire e analizzare i dati.

“La Data Security è considerata dai leader l’area che richiede la maggiore attenzione, il che non sorprende visto che le minacce informatiche continuano ad evolversi e il panorama diventa sempre più complesso”, commenta Marco Pozzoni, Director EMEA Storage Sales, Lenovo. “Le strategie per la sicurezza richiedono un’applicazione continua, non frammentaria. A fronte di un incremento esponenziale della quantità di dati in possesso delle aziende, anche a causa della crescente adozione di AI e analytics, le capacità di sicurezza devono espandersi di pari passo. Con una maggiore enfasi sulle soluzioni di sicurezza piuttosto che sui prodotti, unita alla difficoltà di reperire personale con competenze adeguate in materia di sicurezza, le imprese cercano soluzioni unificate e autonome per poter salvaguardare i propri dati. Fondamentalmente, senza la sicurezza, né il Data Management né gli Analytics saranno in grado di esprimere il proprio pieno potenziale. I tre data pillar dipendono l’uno dall’altro e questo va tenuto in considerazione perché le aziende se ne servano in modo efficace”.

Le aziende intendono sicuramente valorizzare maggiormente i propri dati e stanno iniziando a mettere in atto piani per concretizzare questo obiettivo. Ma una limitata cultura orientata ai dati potrebbe rappresentare un ostacolo verso questo traguardo. La maggioranza dei leader aziendali sta cercando di implementare internamente strategie sui dati che includano piani di aggiornamento dei dipendenti su come utilizzarli in modo efficace (89%) e training sull’analisi e il data management (88%). Anche la nomina di un unico ruolo responsabile del miglioramento dell’integrazione e dell’utilizzo dei dati, come ad esempio un Chief Data Officer, è considerata importante (90%), anche se solo un quinto (21%) del campione dichiara di averlo già provveduto a farlo. Sebbene la maggioranza (88%) del campione consideri il reclutamento e la selezione del personale una parte importante o essenziale della propria strategia sui dati, più di tre quarti (79%) considera la mancanza di competenze come una minaccia per la propria attività nei prossimi tre anni e solo un terzo (35%) ritiene di avere attualmente il know how e le capacità all’interno della propria organizzazione per realizzare i propri piani. Molti ritengono che i dati siano la soluzione per migliorare le proprie prestazioni nel risolvere le sfide legate alla selezione dei talenti (88%). E un quarto (23%) ritiene di aver avuto difficoltà a reperire e trattenere il personale come conseguenza del mancato miglioramento della capacità di gestire e analizzare i dati.

Tuttavia, la maggior parte dei leader aziendali concorda sul fatto che il radicamento di una cultura incentrata sui dati nell’intera organizzazione sarà uno degli elementi cardine per la data strategy nei prossimi anni (intera 88%). In linea con questa percentuale due quinti (40%) di coloro che sono riconosciuti come Data Leader affermano che il proprio team IT lavora in partnership con l’azienda per realizzare iniziative guidate dai dati, rispetto ad appena un quarto (24%) tra coloro che sono considerati Data Follower. “Quando si parla di dati, il talento non deve essere isolato all’interno del team IT: tutti i dipendenti devono essere messi in grado di utilizzarli in modo efficace, e questo inizia adottando la cultura adeguata”, commenta Di Filippo. “Mentre sono impegnate ad attuare piani legati ai tre data pillar, le aziende non devono dimenticare il quarto pilastro invisibile: le competenze sui dati. Oggi sono disponibili soluzioni che abilitano Data Management, Data Analytics e Data Security, i dipendenti devono essere in grado di utilizzarle e applicarle nel proprio ambito professionale per ottenere risultati aziendali migliori. I leader aziendali hanno l’onere di offrire al personale maggiori opportunità di sviluppare competenze tecnologiche al di là dei loro ruoli tradizionali in modo da creare una generazione di “Tecnologi aziendali” in grado di sfruttare l’intero potenziale dei dati. Così facendo, le aziende potranno ottenere una più elevata produttività, una maggiore fidelizzazione dei clienti e un miglioramento dei ricavi, come dimostrato dai Data Leader”.

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Scritto da: redazione

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